Giornata Mondiale del Libro: le proposte della redazione

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La lettura, scriveva Daniel Pennac in Come un romanzo, è tempo rubato, rubato al dovere di vivere. Una parentesi nella propria storia in cui si mettono da parte le solite preoccupazioni e si diventa qualcun altro, si conoscono nuove persone e nuovi luoghi, soffriamo per disgrazie non nostre e sorridiamo per gioie che non ci riguardano. Un segreto fra noi e le pagine. In occasione della Giornata Mondiale del Libro, abbiamo chiesto alla redazione di consigliare una lettura a testa. Ecco le nostre scelte – speriamo siano di vostro gradimento.

I dannati di Malva (Licia Troisi)

Di Luca Mannea

Quando si pensa a Licia Troisi la mente va in genere alle piccole perle del fantasy italiano degli anni Duemila, come le saghe Cronache del Mondo Emerso e I Regni di Nashira. Eppure viene molto sottovalutato un piccolo gioiello che, ad oggi, non appartiene a nessuna saga della scrittrice romana: I dannati di Malva (2008).

La trama potrebbe, a primo impatto, sembrare banale: Telkar è un mezzosangue, che discende da madre umana e violentata da un Drow (esseri di etnia considerata inferiore e relegata sottoterra in schiavitù nei Livelli Inferiori). Telkar dapprima rinnega il suo sangue Drow, cercando di farsi accettare tra gli umani per diventare una delle famigerate Guardie di Malva, città che egli ama. Tutto cambia quando in città cominciano a verificarsi una serie di assassinii, e il sospetto cade sui Drow. Telkar, tra la volontà di riscatto e di combattere il violento razzismo che lo circonda, non si limita a investigare ma arriva a progettare qualcosa che cambierà per sempre la vita di tutti gli abitanti di Malva.

I Drow e i crimini accennati, a dispetto di quanto possa sembrare, non sono il vero filo conduttore della trama. È l’accettazione della propria natura e del proprio passato a fare da protagonista, è la lotta contro le proprie convinzioni a divorare e a sommergere di dubbi. Viene così abilmente dipinto dalla Troisi il labile confine tra razzismo e sopravvivenza, tra lealtà e paura. L’etichetta da fantasy preconfezionato va assolutamente eliminata, questo libro è decisamente da riscoprire e rileggere sotto una luce ben attenta.

On The Road (Jack Kerouac)

Di Valentina Bignamini

“«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare»”

On The Road, pg. 17

Sulla strada (titolo originale On The Road) fu scritto da Kerouac nel 1951 in tre settimane appena, ma fu pubblicato per la prima volta sei anni dopo, nel 1957. Il testo ha avuto fin da subito un successo immenso, ed è diventato il manifesto della Beat Generation, il movimento letterario e artistico del secondo dopoguerra statunitense, fatto di rifiuto delle norme, sperimentazione sulla droga e sulla sessualità, condanna del materialismo e cruda rappresentazione della realtà umana.

Il romanzo è autobiografico, Kerouac infatti racconta la sua esperienza di viaggio attraverso gli Stati Uniti con il suo amico Neal Cassady, anch’egli scrittore. Nel romanzo vengono utilizzati pseudonimi per ognuno dei personaggi – infatti, nei loro viaggi, incontrano parecchi personaggi reali, anche loro esponenti della stessa corrente.

Rivolto interamente o quasi al rapporto fra Sal Paradise (pseudonimo di Kerouac) e Dean Moriarty (pseudonimo di Cassady), lo scritto si divide in cinque episodi, tutti incentrati sui temi classici della Beat Generation: il viaggio in automobile, l’alcol, la droga, le sperimentazioni, la confessione dei propri sentimenti. Kerouac registra quello che vede, i grandi spazi e paesaggi americani, da costa a costa, da città in città, e registra anche ciò che dice la gente intorno a lui, in quell’America del dopoguerra dove si legge di desolazione e alienazione. Specialmente nel personaggio di Dean, c’è quell’irrequietezza che ci accompagna in tutta l’opera, e che rende il romanzo una lettura accattivante, ma al contempo piacevole e che invita a riflessioni importanti.

The Killing Joke (Alan Moore)

Di Alessandro Ravasio

Una pietra miliare di Batman, del fumetto, della letteratura. Un volume unico, una storia breve concepita fin dalla nascita come tale, a differenza invece di tutti gli altri capolavori dl fumetto nati come serie e poi uniti in un’opera organica.

La storia è una delle più iconiche del rapporto tra Batman e il suo più grande nemico, Joker. Moore indaga e svela le origini del Pagliaccio del Crimine (ma non la sua identità, che resta e resterà un mistero) e della sua ossessione per Batman. Durante la storia vedremo come forse i due arcinemici siano due facce della stessa medaglia, le cui pazzie non sono in fondo così differenti. Il climax verrà raggiunto alla fine, quando Joker sbatterà in faccia a Batman il fattore che li rende simili l’uno all’altro.

Tocco di classe di Moore è il finale, una conclusione surreale fra Joker e Batman. Una barzelletta a cui solo due pazzi possono ridere.

Sotto la ruota (Hermann Hesse)

Di Damiano Kerma

Forse non c’è molto da scoprire quando siamo fra i grandi della letteratura, ma concedetemelo. Sotto la ruota è poco più di un racconto, che potete trovare fra i Romanzi brevi dell’autore Nobel per la letteratura meglio ricordato per Siddartha o Narciso e Boccadoro. Ma questo libro, un’introspettiva sulle ansie di un giovane studente vittima dell’egoismo degli adulti, risale a molto prima dei grandi classici. Se volete vivere un momento di malinconia di qualità, di quel senso di apprensione che tutti abbiamo provato ma non siamo riusciti a mettere a parole, questo sarà il vostro pane. Occhio però – potrebbe colpirvi più di quanto possiate immaginare.

La vita di Hans Giebenrath, ragazzo studioso e promettente, sembra giunta a una svolta quando arriva il momento di sostenere l’esame di ammissione in seminario. È una ambizione che si porta dentro da anni – o meglio, che gli è stata inculcata da anni – e per cui è stato preparato senza sosta fin dall’infanzia. Circondato da adulti interessati solo alle sue capacità e mai alla sua persona, Hans si trova a portare il peso delle aspettative di tutti e dell’amore di nessuno. Eppure le cose sono destinate a cambiare. E in un modo che nessuno aveva previsto.

Se siete pronti a lasciarvi immedesimare fino a rivivere la vostra adolescenza, con le sue ansie e le sue soddisfazioni – e con magnifiche scene di campagna prussiana che scommetto nella vostra adolescenza non c’erano, mi dispiace – Hesse vi accompagnerà con un linguaggio ora evocativo e sognante, ora tremendamente realistico. È un viaggio attraverso frammenti di una società passata, ma diabolica quanto oggi. Sempre pronta a schiacciare sotto la sua ruota.

La famiglia Karnowsky (Israel Joshua Singer)

Di Nicola Sechi

Siamo gettati nelle vicissitudini di una famiglia ebrea polacca di tre generazioni, fra Germania, Polonia e Stati Uniti dall’inizio del ‘900 fino alla metà dello stesso secolo. Le vicende iniziano incentrate sul primo protagonista David, che si trasferisce a Berlino con la moglie, luogo in cui avrà un figlio di nome Georg. Quest’ultimo intraprenderà una brillante carriera di ginecologo, ma non mancheranno mai i conflitti con la figura paterna sin dalla giovinezza. Infatti, Georg si sposa con un’infermiera cristiana e questo sarà un ulteriore motivo di conflitto con il padre. Avrà a sua volta un figlio di nome Jegor. Il romanzo si incentrerà poi su Jegor stesso, nuova figura principale nello sviluppo del racconto di un’intera famiglia ebrea attraverso le generazioni.

Il romanzo, giudicato fra i migliori del’900, è piacevole e scorrevole. E soprattutto significativo. Non si limita a descrivere le vicissitudini di una famiglia, racconta il nazismo vero e proprio con le origini delle persecuzioni degli ebrei in Germania. Il libro affronta anche il problema dell’integrazione che c’è stato quando sia questa famiglia che gran parte degli ebrei, sono riusciti a trovare la salvezza emigrando in tempo negli Stati Uniti. Apprezzatissimo dalla critica, questo romanzo non deve spaventare per i temi trattati – capace di attirare a sè un bacino di lettori veramente ampio, di ogni genere e di ogni età.

Le notti bianche (Fedor Dostoevskij)

Di Gaia Grisanti

Altro classico breve, immediatamente divorato – giusto nel tempo impiegato per spostarmi da un capolinea all’altro della metro di Milano – frutto dei ricordi di un sognatore. Nel calendario russo le notti bianche sono quelle notti estive in cui il sole tramonta tardi, lasciando ai sognatori il tempo necessario per immaginare.

Sullo sfondo di una Pietroburgo deserta e incantevole, un uomo isolato e solo si perde nei suoi pensieri e nei suoi timori di emarginazione. Ma una sera sul lungo fiume, una luce fa breccia nel suo sguardo malinconico: è Nasten’ ka, una giovane ragazza che risveglia in lui un sentimento del tutto nuovo. Questo incontro inaugura l’inizio delle quattro notti bianche, in cui per volere del destino i due saranno portarti ad incontrarsi, a confrontarsi, a condividere storie e pensieri. Semplice e naive, Nasten’ ka si affida al sognatore per i suoi sfoghi sentimentali dovuti ad uomo di cui è perdutamente innamorata e che è  momentaneamente scomparso della sua vita senza lasciare traccia. D’altro canto il protagonista non può fare altro che tacere il suo amore per Nasten’ ka ripiegandosi continuamente nel suo mondo utopico e idealista, fatto di lunghi discorsi troppo
ferventi e poetici per essere compresi.

Il sognatore è un personaggio iconico del pensiero di Dostoevskij, ma si pone sullo stesso piano del lettore rivolgendovisi direttamente e invitandolo alla riflessione su idee, contraddizioni e pensieri dell’uomo di ogni epoca. In fondo, cos’è un lettore se non un sognatore? Le notti bianche è stato un un viaggio – forse troppo breve – nella mente di uomo a tratti patetico, che fa tenerezza, forse per la sua incapacità a vivere e ad agire in modo concreto e risoluto, forse per quel suo essere incompreso e diverso. Ma a lettura finita, si vorrebbe sfogliare il libro da capo per poter sottolineare in rosso, ben marcato, tutti quei pensieri che sono moniti a ricordare che i sogni sono il sale della terra, ma il tempo scorre, la gioventù sfiorisce e la vita ha bisogno di essere vissuta:

E intanto sento il rumore di una folla di gente che mi gira intorno presa dal turbine della vita, sento, vedo che la gente vive, vive veramente, vedo che a loro non è preclusa la vita, che la loro vita non si dissolve come un sogno, come una visione, ma si rinnova sempre, è sempre giovane…

Buona lettura!

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