The Originals 5×01: l’inizio della fine – Recensione

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Quando uno show annuncia la sua ultima stagione questa viene seguita con una punta di malinconia da parte non solo di tutti i suoi fan, ma anche dai creatori e dagli attori della serie stessa. The Originals non fa eccezione. Sviluppatasi come spin-off della serie The Vampire Diaries, che è tratta dai romanzi di Lisa Jane Smith e si è conclusa nel 2017 dopo otto stagioni, The Originals ha ottenuto fin da subito un enorme successo, complice sì la serie madre ma anche la bravura dei suoi attori e l’amore che il pubblico ha nutrito per i Vampiri Originali da quando hanno fatto la loro comparsa per la prima volta sullo schermo. Tutto sta per giungere al termine, con un ciclo conclusivo di 13 episodi, nei quali, si spera, si riuscirà a dare un finale degno a personaggi che per anni hanno incantato i propri spettatori, tenendoli incollati allo schermo.

Chi scrive non è una persona ottimista di natura, quindi nemmeno in questi casi è fiduciosa. Conoscendo la conclusione della serie madre, che dalla settima stagione è andata precipitando in un vortice di plot forse banali e che ha portato alcuni fan anche accaniti all’esasperazione, la paura è che si ripeta una cosa simile, se non identica. Saggiamente, questa volta gli showrunners hanno deciso di non tirare la serie per le lunghe, scegliendo di concluderla nel momento opportuno senza aggiungervi altre tre stagioni rischiando di raggiungere il confine con il ridicolo – cosa che risulta semplice da fare in qualsiasi contesto, specialmente quando una serie televisiva va avanti per così tanto tempo –, e per questo tanto di cappello. Si può dibattere che The Originals ha, però, sempre avuto più potenziale della serie madre, e investire troppo su quest’ultima a lungo andare non ha portato a grossi risultati.

The Originals è tornato, il conto alla rovescia per l’ultimo episodio è iniziato, e i suoi fan non vedono l’ora di scoprire cosa accadrà alla famiglia Mikaelson.

Hollow e recast

La stagione precedente ha visto gli Originali affrontare la loro più grande minaccia, Hollow (o l’Ombra), lo spirito della più potente strega mai esistita, Inadu, affamata di potere, che si alimenta di sacrifici di potenti streghe, come Hope Mikaelson, suo obiettivo, e delle sofferenze e disperazioni altrui. Alla fine della stagione, per salvare la piccola Hope, il potere di questa entità maligna viene diviso e trasferito all’interno di chi può effettivamente contenerla, ovvero i quattro vampiri originali, che per non scatenarne nuovamente la furia sono scattati in quattro differenti parti del mondo. Come è stato spiegato, il compito degli Originali è di stare ben lontani gli uni dagli altri, e stare anche ben lontani dall’oggetto del desiderio dell’Ombra, ovvero Hope – che, per eventuale protezione, viene portata nella scuola speciale fondata a Mystic Falls nella serie madre, dove viene immatricolata sotto il nome “Marshall” e non “Mikaelson”, in modo da non dar via la sua identità. Elijah, per essere certo di onorare il patto fatto senza cedere e andare dai fratelli, specialmente Klaus, si fa soggiogare dal vampiro Marcel, che gli cancella ogni memoria della famiglia, compreso il famoso motto che è stato tema di ogni stagione, “always and forever”.

The Originals si apre nuovamente sette anni dopo questi avvenimenti. Un salto temporale di questo genere, quando si ha a che fare con uno show cui protagonisti sono vampiri, streghe e lupi mannari, non risulta complicato da fare, specialmente perché i vampiri non invecchiano, e non si pensa che nel giro di sette anni lo storico quartiere francese di New Orleans cambi radicalmente. Tuttavia, quando uno dei personaggi principali è un bambino, possono crearsi degli inconvenienti. Hope non è più una dolce e innocente bambina, ma un’adolescente sbarazzina con la tendenza a cacciarsi nei guai. Per un cambio simile, è necessario un recast dove, si presume, si mantenga una certa continuità fra gli attori… ma la differenza nei tratti fisici fra l’attrice-bambina e l’adolescente è quasi abissale. Di buono c’è che questa nuova attrice somiglia molto a Joseph Morgan, andando quindi a creare una somiglianza non solo caratteriale, sottolineata nella scorsa stagione, ma anche fisica fra i due, cosa che renderà forse più interessante l’incontro padre-figlia in prossimi episodi.

Seven years later

Dal vedere la ragazza che a scuola vende il suo sangue a un compagno lupo mannaro in modo da permettergli di diventare un ibrido – va ricordato che di ibridi al mondo ce ne sono solo tre, ovvero i suoi genitori e, di conseguenza, lei – facendosi sospendere; passiamo a una festiva New Orleans dove, seduti ad un tavolo, Vincent, Freya, Joshua ed Hayley portano gli spettatori in una “exposition route” nella quale spiegano brevemente ciò che è accaduto alla città in questi sette anni. È stata sigillata una pace, seppur instabile, fra le tre fazioni di esseri soprannaturali della città. Freya sta cercando disperatamente il modo di sconfiggere l’Ombra e di riunire la sua famiglia, ma nonostante anni ed anni di tentativi non è nemmeno vicina ad una soluzione, in quanto un piano che funziona da una parte fa acqua dall’altra. La sua dedizione a questo compito la porta a trascurare tutto, persino la sua vita privata, tanto che nel corso della puntata troviamo una Freya più umana, timorosa di perdere la donna che ama – tema che viene ripreso poi con le vicende di Rebekah, in un parallelismo che rende le sorelle vicine, seppur non fisicamente. Vincent, che funge da sua controparte, non è troppo contrario a lasciare le cose come stanno, anzi, al minimo segno di cambiamento in peggio sente come se il mondo intero stia cadendo addosso non solo a lui, ma a tutti, in uno strano ma lecito scenario apocalittico. Sono sempre stati un binomio interessante, questi due, con le loro personalità nettamente a contrasto e la loro amicizia improbabile incuriosiscono ed è un vero peccato non aver potuto vedere lo sviluppo della loro amicizia in questi sette anni mancati.

Alcuni messaggi ricevuti da Joshua, non più un vampiro novello ma un vero e proprio leader (più pacifico dei suoi predecessori, fortunatamente), ci portano a New York, da Marcel e dall’Originale Rebekah, che dopo quattro stagioni di alti e bassi sembrano finalmente essere felici, così tanto da far scattare una proposta di matrimonio – carino e originale il gioco “four objects and a question”, anche se, quando al dodicesimo minuto di uno show come The Originals scatta già una proposta di matrimonio, si capisce che la cosa non finirà bene.

Uccisioni e mancata memoria

Passiamo poi a vedere altri due Originali: Klaus, che sembra tornato alle sue vecchie abitudini e sembra essere in una “killing spree” tale che se ne parla in tutto il mondo soprannaturale, si reca in Francia da Elijah, incontrandolo nuovamente sotto una luce diversa. Non avendo più tutto quel dolore e il peso della famiglia, che non ricorda, né il senso di lealtà legata ad essa, Elijah sembra un uomo nuovo, completamente diverso da quello a cui persino noi spettatori siamo stati abituati. Per la prima volta in sette anni che lo osserva da lontano, Klaus gli parla, provocando una reazione dovuta ai frammenti del potere dell’Ombra che i fratelli hanno dentro di loro, influenzando quindi anche gli altri portatori di questa magia.

Nel breve dialogo che occorre fra i due (pieno di riferimenti strappalacrime), c’è un’altra parte di esposizione, cosa che forse fa pensare che difficilmente si avranno grandi flashback dei sette anni che sono passati, e che molte cose verranno dette tramite personaggi che dialogano oppure messe nel dimenticatoio, sperando che nessuno se ne renda conto. Ciò che emerge dal dialogo dà un tassello in più allo spettatore, e al contempo informa per la prima volta lo smemorato Elijah della nipote e della famiglia (anche se lui ancora non lo sa): Klaus ha una figlia, che non vede da sette anni e con cui non parla da cinque, affermando che fra loro ci sono stati… problemi. Di che tipo per il momento è oscuro, ma chi ha scritto questo episodio ha tenuto particolarmente a sottolineare che fra i due non sembra esserci alcun tipo di relazione, dato che Hope si lancia spesso in considerazioni come “non che a mio padre importi”; “deadbeat dad” e così via.

A questo punto, notando che è ormai scattato il ventesimo minuto e siamo quindi a metà puntata, ci si può rendere conto di una cosa: non è successo molto, anzi, a parte Klaus deciso ad uccidere tutti i membri di una determinata famiglia di vampiri (vecchi nemici, dice) non è successo praticamente niente. Razionalmente, il motivo è che questa è la prima puntata della stagione, e che con un salto temporale di ben sette anni è normale che ci siano parecchi segmenti di esposizione, in modo che lo spettatore non si senta perso. È anche un rischio che corre chiunque decida di cimentarsi in queste ellissi. E proprio da qui sorge la paura di chi scrive: è passato troppo tempo e sono successe troppe cose nel mentre, molte delle quali accennate in questa puntata, dove però il rischio è proprio quello di non svilupparle, in quanto non solo questa è, come già detto, l’ultima stagione, ma perché ci sono solo 13 episodi (anzi, 12) per dare una conclusione degna alla serie.

La mela non cade mai lontana dall’albero

Questa puntata continua così, con un’ulteriore esposizione, questa volta di Kol, quarto e ultimo Originale. Lui e la nipote hanno sempre avuto un rapporto speciale, e la loro scena, seppur breve, risulta adorabile… ma, tipico della sua persona, sia in The Originals sia in The Vampire Diaries, lui parla sempre prima di pensare, e sembra mettere troppe pulci nell’orecchio di Hope a proposito del padre.

Altro avvenimento movimentato della puntata è l’uccisione di Poppy, la barista vista a inizio puntata, da parte di Henry, l’ibrido creato da Hope. Non sarebbe un avvenimento nuovo nel mondo soprannaturale di The Originals, ma in questo caso è importante perché mette ancora di più in pericolo l’alleanza fra fazioni, che è chiaro non è mai stata fondata su solide basi. Hope risulta chiaramente in difficoltà, rendendosi appena conto di ciò che ha veramente fatto creando un nuovo ibrido. Per quanto le sue intenzioni fossero chiaramente buone, la ragazza risulta essere il tipico cliché adolescenziale, quel “act first, think later” con cui i ragazzi sono spesso dipinti in molti prodotti audiovisivi. Hope si rende conto di non essere onnipotente, e per quanto si sforzi a pensare a una soluzione, non ne trova una, e dovrà fare i conti con le conseguenze di queste azioni. Questo fatto dimostra anche che la mela non cade mai lontana dall’albero: nella ragazza ci sono tutte le caratteristiche di un perfetto Mikaelson.

Un grande ritorno e l’inizio della fine

Per quanto priva di scene di azione, questa è stata una puntata ricca di contenuti. Due elementi meritano una separata analisi:

Rivedere i due vampiri Klaus e Caroline sullo schermo insieme ha senza dubbio mandato molti fan in visibilio. In molti desiderano vedere questa coppia in una vera e propria relazione dai tempi della serie madre, e sembra che adesso ci siano tutte le carte in regola per sviluppare una relazione sana ed equilibrata, dimenticando la tossicità che circondava i due in The Vampire Diaries: Caroline è vedova, Klaus ha perso Camille; entrambi sono cresciuti e maturati in questi anni; entrambi sono genitori, e per quanto l’Originale non sia in contatto con la figlia da anni le paure e le speranze che un genitore sente per il proprio figlio rimane, ed è comune a tutti, persino a loro. Oltre all’entusiasmo di averli finalmente di nuovo insieme, i due personaggi generano anche curiosità, almeno da parte di chi scrive: con dodici episodi rimanenti all’intera serie, sarà interessante seguire lo sviluppo e la strada che prenderà questa coppia. È certa una cosa: vogliono sottolineare bene la loro intesa. Caroline ha capito immediatamente il motivo per cui Klaus sta uccidendo i suoi nemici (per proteggere Elijah che, senza memoria, se ne fosse trovato uno davanti non avrebbe saputo come reagire davvero), il suo tormento e il suo senso di perdizione dovuto al non avere più il fratello maggiore al suo fianco a consigliarlo e sì, anche a guidarlo, e persino i sensi di colpa nei confronti di Hope, che non contatta da cinque anni. In qualche modo, Caroline riesce a raggiungere una parte di Klaus che in pochi conoscono, o che comunque non riescono a raggiungere ed esplorare.

Il finale della puntata è stato reso molto suggestivo. Da quando ha fatto il suo ingresso nella serie, Vincent (nella sua persona, dico, non come Finn) ha sempre avuto intorno a sé un alone mistico, magico. Non a caso, è uno degli stregoni più potenti che si siano visti nella serie. Aveva ragione, fin dall’inizio, ad essere preoccupato. Per sette anni sono riusciti a tenere i Mikaelsons separati e Marcel fuori dalla città (perché, amato o odiato che sia, è innegabile che il vampiro abbia causato non pochi problemi), ecco che in qualche modo tutti stanno nuovamente confluendo a New Orleans. E se i quattro Originali si avvicinano con la magia dell’Ombra, non solo Hope è in pericolo, ma anche l’intera città e tutti i suoi abitanti soprannaturali. Tuttavia, Hayley è scomparsa, e Klaus non lo tollera. Marcel è stato lasciato all’altare, quindi logicamente (per lui, almeno) decide di tornare in città a sconvolgere gli equilibri, e Hope sospesa da scuola non può tornare a Mystic Falls. Mentre comincia a piovere sangue, che fa capire che qualcosa di terribile sta per succedere, viene citato “l’inizio della fine”. Un bel pun. Si spera solo non sia una ricetta per un disastro.

Per quanto la puntata forse risulti atipica, c’è da essere entusiasti per la stagione a venire, accompagnata dal dolore della chiusura della serie. The Originals è tornato, e i suoi protagonisti sono pronti a riprendersi il loro “always and forever”, senza che nessuno, nemmeno l’Ombra, sia in grado di fermarli.

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