“Marx odiava la Russia”: la gazzetta del Cremlino attacca il padre del comunismo

Cronaca

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“Karl Marx: bruciare Odessa… distruggere Sebastopoli”. Si apre così l’articolo firmato Nikolay Andreev e pubblicato dalla Rossijskaja Gazeta, il giornale ufficiale della Federazione russa, lo scorso Primo Maggio – proprio in occasione della festa figlia del socialismo e a pochi giorni dal bicentenario della nascita del pensatore (5 maggio 1818 – 14 marzo 1883). La tesi del quotidiano non lascia spazio fra le righe: Marx odiava la Russia, sarebbe stato Lenin a mitizzarlo. Segue carrellata di estratti da opere più o meno famose dell’economista tedesco. Tutti con un dettaglio in comune: parole poco amorevoli verso la futura Urss.

La lunga analisi di Andreev snocciola una trentina di articoli, discorsi e frammenti di libri pubblicati da Marx. Le parole rivolte alla Russia la indicano come un “paese completamente barbaro”, “unica ragione dell’esistenza del militarismo in Europa” e “ultima riserva e spina dorsale del dispotismo unito in Europa”, dove “tutti i nemici della rivoluzione sono concentrati”. Ma è scrivendo sulla Guerra di Crimea (1853 – 1856) che si scatena: sostenitore della coalizione turco-anglo-francese, Marx auspica di “distruggere Sebastopoli”, “occupare Odessa” e infine “respingere la Russia verso i confini dell’Asia”, rammaricandosi che Napoleone non fosse già riuscito a farlo. Non sono slogan del Midwest in piena guerra fredda. A parlare è lo stesso filosofo che si trova raffigurato in monumenti per tutta la Russia. E che è stato celebrato stile patrono per settant’anni sovietici e anche oltre.

Realizzata dal russo Lew Kerbel, la statua di Marx a Chemnitz è solo uno dei molti monumenti a lui intitolati sparsi in tutta Europa.

Monumento a Karl Marx a Chemnitz, in Germania, realizzato dallo scultore russo Lew Kerbel.

Ma fermiamoci un attimo. È obbligatorio un appunto storico, almeno per capire le ragioni di questo odio. La Russia a cui fa riferimento Marx, quella di metà Ottocento, era un impero autocratico e nazionalista, dichiaratamente avverso a qualsiasi forma di occidentalizzazione. Ogni forma di appartenenza e credo non-russo era puntualmente soppressa, così come il libero pensiero non conforme al regime. È questa l’epoca della Terza Sezione, la storica polizia segreta mista a inquisizione che interveniva sulle manifestazioni di pensiero – vedi la censura e arresto di Dostoevskij nel 1849. E non dimentichiamo che, mentre l’Europa è in piena età industriale, in Russia è ancora in vigore la servitù della gleba. Possiamo intuire perché Marx la considerasse il paese dove la rivoluzione non avrebbe mai potuto prendere piede. Ma non è questo il punto.

Il punto è che, appena dieci anni dopo la morte, le sue tesi saranno resuscitate e glorificate da Lenin – per ragioni poco patriottiche e molto politiche, nota il giornalista della Gazeta. Mettendo da parte i durissimi colpi antirussi, il capo bolscevico affermava che “la dottrina di Marx è onnipotente perché è vera”, e incise nella storia sovietica il mito di Marx come padre della rivoluzione. Chissà come l’avrebbe presa il vecchio Karl, che aveva perfino più fiducia negli Stati Uniti che nella Russia per instaurare la dittatura del proletariato. Quando anche la patria del capitalismo è più quotata di te, sai che forse c’è qualcosa che non va.

La questione non farebbe troppo scalpore se si fermasse qui. Ma il fatto è che, a partire da Lenin, la commemorazione di Marx come padre fondatore della Russia moderna si è ripetuta per quasi un secolo. E non nei modi più sobri – il suo busto di granito non si è eretto da solo nel centro di Mosca. Ma ha senso, chiede l’autore dell’articolo, onorare come salvatore della patria uno dei pensatori più antirussi dell’Ottocento? Abbattere monumenti non è una soluzione, perché che ci piaccia o meno, rispecchiano un pezzo di storia. Forse – propone -, accanto alle gloriose citazioni di Lenin e Engels, sarebbe giusto lasciare inciso ciò che il filosofo pensava davvero del paese. Ma se pensiamo a che aspetto aveva la Russia dittatoriale criticata da Marx, diventa difficile dare tutta la ragione (o il torto) a una parte in causa.

(Se masticate di cirillico, l’articolo originale è consultabile qui. In caso contrario, ci limitiamo a consigliare un traduttore.)

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