“La mia musa sono io”- Frida Kahlo: Oltre il mito in mostra al Mudec

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Dall’1 febbraio al 3 giugno 2018 il MUDEC – Museo delle Culture di Milano ospita la mostra “Frida Kahlo – Oltre il mito”. L’esposizione si configura come una grande raccolta di tutte le opere della pittrice provenienti dalla Jacques and Natasha Gelman Collection e dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico, ma anche come un vero e proprio “dietro le quinte” della vita dell’artista.
In ogni sala espositiva lo spettatore è subito avvolto dalle fantasie cromatiche caldissime delle pareti, che rievocano i colori del Sudamerica, quasi a creare un legame che unisce il visitatore in modo empatico al mondo della pittrice e in particolare alla sua terra d’origine: il Messico.

Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderòn nasce il 6 luglio 1907 a Cayoacàn, Città del Messico dal matrimonio tra il fotografo Guillermo Kahlo e Matilde Calderòn. E’ l’unica, di quattro fratelli, a cui viene data la possibilità di studiare presso la Escuela Nacional Preparatoria, dove nel 1922, sono iscritte soltanto trentacinque ragazze su circa duemila studenti.
Durante gli anni dell’adolescenza, Frida aderisce a un gruppo studentesco irriverente e rivoluzionario denominato Los Cochuchas.
Corre l’anno 1928 quando l’amicizia con la fotografa Tina Modotti, sprona Frida ad iscriversi al partito comunista. Da quel momento in avanti, la pittrice non si discosta mai dall’impegno sociale e politico, riflettendo nelle sue opere le sue idee rivoluzionarie e di opposizione al regime e quel desiderio di riportare alla luce un Messico vivo e indipendente dalle radici spagnole e precolombiane.

Frida Kahlo, autoritratto in costume Tehuana

Autoritratto come Tehuana – Frida Kahlo, 1943 (Jacques and Natasha Gelman Collection)
Curiosità: Tra le sue frasi celebri, una delle più note è: «Ero solita pensare di essere la persona più strana del mondo ma poi ho pensato, ci sono così tante persone nel mondo, ci dev’essere qualcuna proprio come me, che si sente bizzarra e difettosa nello stesso modo in cui mi sento io».

Il sentimento rivoluzionario, la lotta, la forza d’animo sono costanti che accompagnano la vita della pittrice in ogni suo aspetto. Gli affetti, le relazioni, l’impegno sociale, la salute: Frida vive tutto in modo estremamente partecipe e fervente. Purtroppo però, sembra che la vita, o la morte, abbiano già deciso per lei sin dal principio.
Uno degli avvenimenti più tragici che la segnano nei primi anni dell’adolescenza si verifica il 17 settembre del 1925, quando cade vittima di un incidente causato dallo scontro tra un tram e l’autobus sul quale si trova seduta. Le conseguenze sono gravissime: la colonna vertebrale si spezza in tre punti nella regione lombare; si frantuma il collo del femore, le costole, la gamba sinistra. Le vengono diagnosticate undici fratture, il piede destro slogato e schiacciato, lussazione alla spalla sinistra e l’osso pelvico spezzato in tre. Inoltre un corrimano dell’autobus le si conficca nel fianco. All’età di diciotto anni è costretta all’immobilità a letto: ingessata e abbandonata a se stessa, o meglio, con se stessa.
E’ proprio in questo periodo che Frida inizia a coltivare la sua più grande passione per l’arte. Giorno e notte, dipinge se stessa inferma sul suo letto a baldacchino dotato di uno specchio che le permetteva di riflettersi e di osservarsi e di una tela per potersi dipingere.

Dipinto di Frida Kahlo inferma sul letto a baldacchino

Sin esperanza – Frida Kahlo, 1945 (Collection Museo Dolores Olmedo, Città del Messico, Messico)  Lo scheletro sdraiato sul baldacchino della pittrice, doveva ricordarle scherzosamente la relatività dell’essere. Il motivo dello scheletro appare in diverse foto della pittrice. In Messico la morte è vista come un momento di passaggio, di cammino verso una vita diversa.

In quegli anni Frida produce numerosi autoritratti, dichiarando di considerare se stessa come la principale musa ispiratrice della sua arte: “Dipingo me stessa perché passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio”.
In seguito Frida subisce ben 32 interventi chirurgici e viene costretta ad indossare per tutta la vita numerosi busti di ferro, di forme e misure diverse. Tutti fotografati, documentati da istantanee dal gusto macabro e scabroso, tutte esposte nell’ultima sala della mostra al MUDEC – Museo delle Culture.
Ma non è tutto, tra il 1930 e il 1934 subisce tre aborti e si vede costretta a rinunciare all’unica forma di vita che forse avrebbe potuto risollevarla da tanto dolore. Tuttavia dopo l’aborto riesce di nuovo a reagire, ma subisce diverse operazioni e si ammala più volte al punto da cadere in una forte depressione negli ultimi anni della sua vita.

Dipinto di Frida Kahlo che raffigura l'aborto presso l'ospedale Henry Ford

Ospedale Henry Ford (Il letto volante) – Frida Kahlo, 1932 (Collezione di Dolores Olmedo, Città del Messico, Messico)
Dalla pancia,  escono tre vene, che conducono a vari elementi differenti.
Una vena conduce ad un feto di un bambino che rappresenta il bambino che avrebbe voluto avere.
La vena che si distende a destra, conduce ad una lumaca che simboleggia la terribile lentezza dell’aborto.
La vena a sinistra, conduce alla parte inferiore del tronco umano, e allo scheletro che si trova in basso a destra nella tela; questi due elementi devono essere letti insieme, poiché indicano che le ferite presenti sulla colonna e sul bacino sono state la causa che hanno reso impossibile per Frida avere un bambino.

Ma quello che impressiona e ci porta inevitabilmente ad amare Frida è proprio tutto questo: nonostante una vita così imperfetta, che sembra accanirsi giorno dopo giorno, rimane comunque una delle donne più vive, volitive ed esplosive di sempre. Attraverso la pittura non perde mai il coraggio di esprimere se stessa, trasformando il suo corpo in una icona di femminilità a livello mondiale.
Negli anni Cinquanta, lo stesso Diego Rivera, muralista affermato e unico grande amore dell’artista, dice di lei: “la prima donna nella storia dell’arte ad aver affrontato con assoluta e inesorabile schiettezza, si potrebbe dire in modo spietato, ma nel contempo pacato, quei temi particolari che riguardano esclusivamente le donne”. Ciò che contraddistingue la forza degli autoritratti e dei dipinti è proprio questa capacità di rappresentare, in modo quasi sfacciato, senza filtri, immagini violente, di forte impatto oppure semplicemente una immagine di sé che va completamente a distruggere i canoni della bellezza contemporanea.

Autoritratto di Frida Kahlo con treccia

Autoritratto con treccia – Frida Kahlo, 1941 ( Jacques and Natasha Gelman Collection, New York)
Quest’opera è stata realizzata in seguito al secondo matrimonio con Diego Rivera.  I capelli intrecciati diventano il nuovo veicolo attraverso il quale Frida esprime i propri sentimenti riguardo alla sua riconciliazione coniugale.

Gli autoritratti appaiono quasi tutti simili: occhi intensi rivolti allo spettatore, sopracciglia folte e scure, sguardo austero. Forse proprio perché, attraverso la pratica dell’autoritratto, l’artista è riuscita a ritrovare se stessa, a riscoprire la propria identità, con forza resiliente. Anche gli abiti di campagna, i vestiti maschili maschili o ancora, il suo costume Tehuana, scelte di abbigliamento che coincidono con momenti specifici della sua esistenza, le permettono di comunicare se stessa, la propria indipendenza e la propria straordinarietà al tempo stesso. Vestita con il costume indio, Diego Rivera vede in lei “la personificazione dello splendore nazionale”.

Autoritratto di Frida Kahlo in abiti maschili

Autoritratto con capelli tagliati – Frida Kahlo, 1940 (The Museum of Art, New York)
Dopo aver trascorso del tempo a New York, Frida torna in Messico e scopre che Diego Rivera l’ha tradita con la sorella.
E’ in quest’occasione che si taglia i capelli e smette di indossare il costume Tehuana, tanto caro a Rivera.
Nella parte alta del quadro scrive  le parole di una canzone messicana: «Vedi se t’amavo era per i tuoi capelli; adesso che sei rapata non ti amo più».

Nella sala centrale della mostra al MUDEC – Museo delle Culture, è possibile osservare un breve filmato audiovisivo che ritrae alcuni momenti in compagnia del marito, il pittore Diego Rivera accompagnati dalla musica di Brunori SAS con il brano “Diego e io”, ispirato proprio alla vita dell’artista.
Anche dal punto di vista amoroso, la vita di Frida è sicuramente tormentata. Combattuta tra un sentimento forte, travolgente per il muralista Diego Rivera al quale rimarrà sempre legata, nonostante i numerosi tradimenti, e la sua amata indipendenza, la libertà che da sempre la contraddistingue. Frida Kahlo instaura infatti diverse relazioni lesbiche, senza mai celare o provare vergogna per la propria bisessualità e per la propria immagine.
Nel 1935 si separa da Diego per volere di questo e, negli anni più fragili della sua vita, si abbandona all’uso di alcol e antidolorifici. Muore il 13 luglio del 1954, all’età di 47 anni per embolia polmonare.

Frida non ha mai temuto la morte, considerata come un obbligato passaggio catartico, ma ha sempre amato la vita e l’arte, partecipando perfino al suo ultimo vernissage personale in Messico adagiata su un letto ospedaliero.

A più di sessanta anni dalla sua scomparsa, Frida Kahlo non ha mai smesso di essere una icona d’arte e femminilità.
Alla fine degli anni Novanta è scoppiato un vero e proprio boom di appassionati e nostalgici che ha spaziato in ogni campo: dalla moda alla musica, dalla carta stampata al cinema, fino al mondo del merchandising e dei giocattoli per bambini.
Nella sfilata Primavera-Estate del 1998 di Jean Paul Gautier si fondono le due anime stilistiche di Frida: tomboy da un lato, colorato e femminile dall’altro.
La collezione M Missoni Primaevera-estate 2015 mutua nuovamente dallo stile della pittrice, riprendendone le fantasie, i cromatismi e le gonne ariose e ampie.
Si prosegue poi con i modelli della collezione Autunno-Inverno 2018 di Kenzo che si rifanno ai costumi Tehuana, dai motivi floreali, pizzi e balze.
Infine la collezione Primavera-Estate 2018 di Dolce&Gabbana ha reso omaggio alla pittrice non solo nell’abbigliamento, ma anche nei gioielli colorati e vistosi.
Nel campo della musica non si può non citare il titolo dell’album dei Coldplay uscito nel 2008: Viva la vida! che riprende proprio il titolo di un quadro della pittrice.
Nel 1999, inoltre i Red Hot Chili Peppers hanno omaggiato la vita tormentata di Frida con il brano Scar Tissue.
Spostandoci in Italia, Brunori Sas ha recentemente realizzato un brano completamente dedicato alla storia d’amore con Diego, dal titolo Diego e io; mentre Stash e i The Kolors presentato a Sanremo 2018 un brano di successo dal titolo Frida (MAI, MAI, MAI).
Infine sono davvero numerosi i libri, i film e i documentari che spaziano e si inoltrano in ogni lato della vita dell’artista e che hanno fomentato nell’ultimo ventennio una vera e propria “Frida Mania”.

Abito con corsetto Dolce & Gabbana, Collezione Primavera-Estate 2018.

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