I due poli dell’Italia: la stagione più bella e più brutta degli ultimi anni

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Siamo giunti al termine di questa annata calcistica e, a mente fredda, possiamo dire che è stata una stagione ricca di alti e bassi. L’eliminazione dell’Italia dai Mondiali ormai imminenti, la Roma che sfiora l’impresa, la Juve che rivince lo scudetto, Davide Astori che ci lascia, un Napoli spettacolare, l’Inter che conquista la Champions all’ultimo. Questi sono stati solo alcuni degli avvenimenti più importanti sia nel bene che nel male. Ci sono state lotte su tutti i fronti, passando dagli 0-0 del girone di andata ai 2-3 del girone di ritorno. Nessuna partita è stata scontata, tutte ci hanno emozionato. Memore dei tempi in cui il campionato italiano era il più bello del mondo, ora, finalmente, la Serie A torna a dire la sua a livello mondiale.

A fronte di un campionato che ci ha regalato una lotta scudetto aperta fino all’ultimo, una rincorsa per la Champions League che si è chiusa agli ultimi minuti dell’ultima partita, la battaglia sempre incerta per l’Europa League e una lotta salvezza che ha avuto dell’incredibile, la stagione italiana è stata macchiata da una grandissima disgrazia sportiva: l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali. Fa male solo pronunciare queste parole, ma è inevitabile fare i conti con la realtà: gli azzurri non andranno in Russia. L’ultima eliminazione della nostra nazionale dai Mondiali risale al 1958, edizione disputata, per volontà del destino, proprio in Svezia, la nazionale che a novembre 2017 ci ha eliminato dalla più importante competizione al mondo. È ben chiaro che non può essere fatto un paragone tra il 1958 e il 2018 per via del fatto che le squadre che partecipavano al Mondiale di sessant’anni fa erano 16, a fronte delle 32 (il doppio) che parteciperanno all’edizione in Russia.

Il rammarico c’è ed è grande. Soprattutto per il fatto che si poteva fare qualcosa per evitare questa disgrazia. Essendo nel girone con la Spagna, per due anni di qualificazioni si sarebbe dovuto pensare solo ed esclusivamente allo spareggio, a causa dello strapotere degli spagnoli e della conseguente difficoltà di arrivare primi. Invece, si è arrivati alla doppia sfida con la Svezia senza un minimo di identità di gioco, con alcuni calciatori che erano addirittura esordienti.

Le cose da dire sarebbero veramente tante, troppe. Rimane solo il rammarico di non aver mandato via Ventura – di recente autore di un’intervista vergognosa – dopo la riunione tecnica prima della gara di ritorno contro la Svezia che molti giocatori hanno definito la più strana della loro vita calcistica. L’unica speranza è che da questa disfatta possa nascere qualcosa di buono con la nuova nazionale di Roberto Mancini.

Un incredibile campionato

Nell’unico anno, dopo stagioni e stagioni di dominio, in cui la Juventus aveva una seria pretendente per lo scudetto, che le ha dato battaglia, la squadra di Allegri è lo stesso riuscita a portare a casa la vittoria finale. Una stagione in cui da più parti sono arrivate critiche ad Allegri e al suo stile di gioco, tanto da creare una guerra civile su Twitter tra le varie fazioni del tifo bianconero. Nella volata finale, dopo un destabilizzante 0-1 subito allo Stadium contro i partenopei, la squadra di Allegri reagisce clamorosamente la giornata successiva a San Siro contro l’Inter, in una delle partite più discusse degli ultimi anni. Crolla la squadra di Sarri – qualcuno dice sia accaduto in albergo – e insieme a lei crollano anche le speranze di vittoria finale. La Juventus mette il timbro sul campionato e ottiene il settimo scudetto consecutivo, record nella storia della Serie A.

 

 

In Champions ci vanno in ordine Napoli, Roma e Inter. Tirando le somme, la squadra di Eusebio Di Francesco è quella che ne esce meglio: semifinale di Champions e 3-0 al Barcellona. A un passo, a un gol, a un rigore, ma anche a tante disattenzioni dalla finale, si infrange il sogno della squadra della capitale. L’Inter conquista all’ultimo respiro la massima competizione europea buttando fuori la Lazio nello scontro diretto. Il Napoli si accontenta (si fa per dire) della Champions League che magari, dato l’incredibile arrivo di Carlo Ancelotti sulla panchina partenopea, verrà presa molto più in considerazione rispetto a quest’anno. Lo straordinario gioco degli azzurri non è bastato a contrastare una Juve molto più cinica e spietata.

In Europa League ci vanno Lazio, Milan e Atalanta. I rossoneri sono ancora in attesa della decisione della UEFA riguardo a una possibile esclusione dalle coppe. A metà giugno se ne saprà di più. Incredibile l’Atalanta che, per la seconda volta di fila, centra l’Europa di seconda fascia, seppur passando dai preliminari, dimostrandosi una solida realtà calcistica pronta ad affermarsi ad alti livelli, una realtà di cui abbiamo bisogno nel calcio italiano.

 

 

La lotta salvezza ci ha regalato delle inaspettate emozioni. Alcune squadre che sembravano salve da parecchi mesi, si sono trovate a dover affrontare il rush finale per non andare in Serie B: Udinese, Chievo e Cagliari su tutte. Spal e Crotone sono sembrate le più inguaiate fin dall’inizio, con l’Hellas poco dietro. Alla fine Benevento, Hellas Verona e Crotone hanno avuto la peggio. Zenga ha legato tantissimo con i tifosi calabresi, tanto da essere veramente dispiaciuto dopo la sconfitta finale al San Paolo contro il Napoli per 2-1. Lui ha saputo dare speranza fino all’ultimo, non ha mai mollato. Tutto ciò ha reso questa lotta magnifica.

 

 

La stagione degli adii

Questa è stata anche la stagione degli adii. Adii di diverso tipo, però. Quelli sportivi, calcistici e quelli diversi, quelli che fanno male. Buffon, il più grande portiere della storia del calcio, va via dalla Juventus, ma probabilmente non lascerà il calcio giocato. Sarri va via dal Napoli dopo tre anni stellari per via di alcuni attriti con De Laurentis mai risolti. Ma l’addio più grande è stato diverso, è stato quello di Davide Astori. Senza cadere nella retorica, ha fatto male a tutto il mondo del calcio, a tutti gli sportivi, a tutti davvero. “Son sempre i migliori che partono, ci lasciano senza istruzioni” dirà Jovanotti nella sua canzone, Terra Degli Uomini. Davide era uno dei migliori, ci ha lasciato così, senza dire nulla, lasciando tutti senza parole, qui, nel mondo, nella terra degli uomini. Lui, uomo vero. Il calcio italiano si è stretto forte e, probabilmente, fino ad oggi non si è mai lasciato.

 

 

Questo anno calcistico per certi versi ci lascia l’amaro in bocca, ma anche una grande voglia di ricominciare a tuffarci nel mondo del calcio. La speranza è che la prossima stagione ci faccia ancora battere il cuore e che non ci deluda. Cosa che, nel profondo, il calcio non ha mai fatto.

 

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