Nicolò Barella: tutta la forza del gladiatore di Cagliari

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Inutile dirlo, siamo a livelli altissimi. Nicolò Barella, nato a Cagliari, in Sardegna, il 7 febbraio 1997. Data che ci sta regalando un calciatore dalle potenzialità clamorose. Cresciuto nelle giovanili dei sardi rossoblù dal 2006 al 2015, è considerabile già un vero e proprio veterano della squadra in cui tuttora milita, nonostante la sua giovanissima età di 21 anni. Il tutto testimoniato dalla fascia di capitano indossata nella scorsa giornata contro il Milan, il più giovane della storia del Cagliari. Partiamo proprio da qui.

Ma che prestazione ha fatto domenica scorsa contro i rossoneri? Una qualità clamorosa di palleggio e di tiro, un tuttocampista tuttofare e un gol pazzesco quasi sfiorato. Ma questa prestazione, ai giorni d’oggi, deve davvero stupirci? Assolutamente no, è stata solo una riconferma dell’aggressività (è il terzo giocatore della Serie A per palloni recuperati), della continuità, delle sue qualità balistiche e della forza, forse la sua qualità migliore. Esatto, la forza. Questa è la caratteristica che gli ha permesso di non mollare mai e di diventare il calciatore che è oggi, sebbene debba ancora crescere. La forza, anche caratteriale, è la stessa che gli ha permesso di non mollare e di non perdersi nell’esperienza in Serie B al Como. Nel 2016, dopo una prima parte di stagione giocata nel suo Cagliari neoretrocesso (che sarebbe poi tornato nella massima serie italiana a fine stagione) il talento cagliaritano è passato nelle file del Como, allenato da Festa, suo allenatore nelle giovanili del Cagliari. La squadra lombarda retrocederà a fine stagione, ma Nicolò collezionerà ben 16 presenze dimostrandosi assolutamente all’altezza della sfida e guadagnandosi la conferma per la stagione successiva nel suo Cagliari. Molti suoi coetanei, mandati in prestito in squadre di blasone inferiore, non hanno retto l’urto della sfida e si sono totalmente persi, ma lui no, lui non è l’ha fatto. Lui è diverso dagli altri, lui è più forte. Nicolò Barella è un simbolo di maturità, e lo è sin dai tempi delle giovanili, nelle quali giocava sempre con i ragazzi uno o due anni più grandi di lui, con un’umiltà incredibile, ma anche con una grande consapevolezza dei suoi mezzi tecnici.

Nicolò ha sempre dimostrato un attaccamento e un amore per la sua amata terra, la Sardegna. Non ha mai nascosto l’interesse per la possibilità di giocare in Premier League in futuro, ma le pretendenti in Italia non mancano e, sinceramente, sarebbe un peccato perdere un talento del genere e non tenerlo in Serie A. Soprattutto considerata l’importanza che il nostro campionato sta riacquistando negli ultimi anni e un altro fattore chiave: la Nazionale. Non bisogna caricare questo ragazzo di inutili pressioni, nonostante ci stia facendo vedere delle cose incredibili. Tuttavia, data anche la recente investitura ricevuta da un maestro come Andrea Pirlo, abbiamo bisogno di calciatori del genere. La sua capacità di giocare in tutte le posizioni del campo è una qualità che Roberto Mancini potrebbe sfruttare in nazionale.

Ma torniamo a parlare di quella caratteristica che tanto ci fa amare Barella, la forza. Perché abbiamo bisogno di giocatori come lui in Nazionale? Perché ciò che non stiamo vedendo negli azzurri è la voglia di combattere. La sua forza, la sua voglia, il suo non mollare mai è ciò di cui abbiamo bisogno. Il giusto mix di giocatori esperti e di giovani calciatori che stanno facendo bene, come lui e Federico Chiesa, è ciò di cui la nostra nazionale necessita. Pazienza se non abbiamo grandi talenti, pazienza se molti giovani sembrano non essere all’altezza. Ciò che conta in questo momento è mettere il cuore in campo e Barella lo fa. Nicolò incarna lo spirito di tutti quegli italiani che vorrebbero scendere in campo a dare una mano agli azzurri. Per questo deve giocare.

Se il talento sardo continuerà così, potrà solo fare sempre meglio. Senza caricarli di troppa pressione, bisogna credere e dare fiducia ai nostri ragazzi, soprattutto a quelli che giocano in questo modo, a quelli come Nicolò Barella.

(Foto di copertina: Francesco Pecoraro / Getty Images)

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