Disney tra cinema e nostalgia: i remake in live action

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Per quanto il termine live action possa avere diverse accezioni, nel linguaggio cinematografico si può definire come un film interpretato da attori “in carne ed ossa”, in opposizione all’animazione. Stando a questo concetto, però, ogni singolo film non animato rientrerebbe nella categoria, ragion per cui negli ultimi anni è stata data un’ulteriore definizione al termine: è un film nel quale le vicende di un celebre cartone animato (o di un fumetto o videogioco) vanno a sbarcare nel reale, con attori in carne ed ossa ad interpretare i personaggi. In anni recenti, la Walt Disney Pictures sembra aver investito molto sui remake in live action di alcuni suoi film di animazione, guadagnandosi una meritata corona. Il perché di questo successo viene spiegato con una sola e semplice parola: nostalgia.

Disney e live action, una storia d’amore

Per la casa di produzione il remake in live action non è nuovo: il primo, Rudyard Kipling’s The Jungle Book, diretto da Stephen Sommers, risale infatti al 1994, ed è stato seguito da 101 Dalmatians (Stephen Herek, 1996) che fu un enorme successo commerciale.

Dopo un periodo di pausa, la Disney si cimentò nuovamente nel live action remake, “inaugurato” da Alice in Wonderland (Tim Burton, 2010). In anni recenti però la casa di produzione sembra essersi sempre più dedicata a questo genere di film, riuscendo a fare remake di grandi classici, fra twist come quello di Maleficent (Stromberg, 2014) ad adattamenti più fedeli, come il più recente Beauty and the Beast (Condon, 2017). Un grande utilizzo di tecniche innovative, green screen e CGI è stato utilizzato per l’omonimo remake de The Jungle Book (Reitherman, 1967), uscito nel 2016, andando a dimostrare che la Walt Disney Pictures va sì a riprendere grandi classici, ma non è intenzionata a rimanere ferma alle tecniche, seppur innovative all’epoca, del passato.

Angelina Jolie sul set di Maleficent, film della Walt Disney Pictures datato 2014

Angelina Jolie nel ruolo di Malefica nella rivisitazione de “La bella addormentata nel bosco” (1959). Particolarità di questa pellicola è il cambio di focus, da Aurora a Malefica

Oltre alle tecnologie le innovazioni sono applicate anche dal punto di vista narrativo, con analessi e prolessi, che vanno in contrasto con le regole del cinema classico, applicate durante la creazione di gran parte dei film animati in trattazione. Nonostante ciò il formato dei remake live action rimane in generale lo stesso di quello della loro controparte animata. La narrazione risulta comunque lineare, mantenendo intatto il viaggio dell’eroe tipico della narrativa fiabesca: dalla rottura dell’equilibrio iniziale mostrata nei primi minuti di pellicola si passa alle varie peripezie del protagonista, concludendosi con il ristabilimento dell’equilibrio, ma in modo tutto diverso da quello che era inizialmente.

“L’ondata live action” non sembra fermarsi qui. Per il 2019 è infatti previsto, oltre a quello di Dumbo (1941) e Aladdin (Clements e Musker, 1992), l’attesissimo remake de The Lion King (Allers e Minkoff,1994), questa volta con Jon Fraveau alla regia, dimostrando quanto questo genere filmico sia apprezzato in tutto il mondo.

Un pendolo fra crescita e nostalgia

Questa passione per il revival sviluppata dalle case di produzione negli ultimi anni può portare a riflettere. È noto, non solo in ambito cinematografico, che molti trend tendano a risorgere dopo un (apparentemente) casuale numero di anni. Il successo sembra inevitabile per ognuno di essi, puntando su un sentimento cui è soggetto ogni essere umano: la nostalgia.

A.J. Greimas elabora il suo pensiero su due definizioni diverse di nostalgia. La prima riguarda uno stato di deperimento e languore causato dal rimpianto ossessivo del paese natale. La seconda invece prevede il rimpianto di una cosa che si desidera di nuovo o di ciò che non si è conosciuto. Si ha quindi a che fare con uno stato patemico che porta ad uno stato patemico successivo, causato da una disgiunzione dall’oggetto di valore. Nel caso in analisi, lo stato di disperazione per il film Disney preferito del passato porta a rimpiangerlo, in quanto, appunto, appartiene al passato e non può essere ripetuto. Ciò che porta a fare un remake di un determinato film è proprio quello stato di rimpianto di “ciò che è stato”, e che si vorrebbe in qualche modo riottenere, in modo da guadagnare uno stato di felicità o eccitazione alla prospettiva che il proprio film preferito venga ripresentato sul grande schermo. Il fatto che in questo periodo storico si stia puntando sul live action può essere dovuto a numerose cause, dagli enormi sviluppi dal punto di vista tecnologico alla semplice voglia di dare il proprio twist al film d’animazione preferito.

Questo stato risulta, inoltre, essere ricorrente.

Metafora: il pendolo che oscilla per indicare il concetto di "pendolo della nostalgia", metodo su cui punta la Disney

La ciclicità dei trend può essere indicata con il concetto di “pendolo della nostalgia”

Il ritorno a intervalli di tempo più o meno regolari di una tendenza è definito da Patrick Metzger come pendolo della nostalgia. Per un articolo sulla piattaforma online The Pattering prende in analisi oltre 500 film, osservando che, fra una pellicola e il suo remake, passano circa trent’anni, cosa che per lui può essere attribuita a diversi fattori. Scrive Metzger:

There are a number of reasons why the nostalgia pendulum shows up, but the driving factor seems to be that it takes about 30 years for a critical mass of people who were consumers of culture when they were young to become the creators of culture in their adulthood […] It can be explained equally well from the consumer side. After about 30 years, you’ve got a real market of people with disposable income who are nostalgic for their childhoods. So artists working in popular mediums are rewarded for making art that appeals to this audience.

Risulta quindi chiaro come puntare sulla nostalgia sia una strategia vincente per molte case di produzione, a maggior ragione la Walt Disney Pictures, che ha accompagnato – e accompagnerà – nella crescita ben più di una generazione.

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