Sappiamo davvero cosa dice la Chiesa sull’aborto?

Cronaca

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Domenica 25 novembre, in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne, si sono tenute a Verona due manifestazioni, parallele ma opposte. Da una parte hanno sfilato Forza Nuova e il movimento contro la legge 194, e insieme a loro il Ministro della Famiglia Fontana. Nello stesso momento, Giuseppe Civati e Possibile – insieme al movimento Non Una di Meno – hanno sfilato per la città di Romeo e Giulietta gridando con forza i diritti della donna, tra cui l’aborto.

Gli anti-abortisti spesso si dichiarano contro questa pratica portando a loro sostegno la loro fede Cattolica, le cui idee li orientano in questo tema etico. Ma cosa dice effettivamente la Chiesa in materia di aborto? La maggior parte delle volte, sebbene la maggioranza dei cittadini italiani sia battezzato, non conosciamo in modo preciso ciò che la Chiesa propone su svariate questioni etiche che entrano nel dibattito pubblico.

La posizione della Chiesa sull’interruzione volontaria di gravidanza non è sempre stata la stessa. Possiamo distinguere due fasi: una pre Papa Francesco e una, quella attuale, iniziata con il suo pontificato.

Il Valore della Vita

Prima di vedere però le due posizioni, occorre fare una premessa circa il significato della vita per la fede Cattolica. Per la Chiesa la vita è un bene indisponibile dato all’uomo da Dio. Questo significa che l’uomo non può disporre della vita (indisponibile appunto), ma è solo il custode di questo dono divino. Per questo l’aborto per la Chiesa è identico a un omicidio, pertanto rappresenta un peccato mortale. Chiarito questo punto, possiamo già iniziare a comprendere (ma non necessariamente a condividere) alcune prese di posizione della Chiesa.

Nella fase pre Papa Francesco l’aborto era regolato dal Codice di Diritto Canonico del 1398. Quindi, per sei secoli la Chiesa non ha modificato la propria visione adattandola al cambiare nei tempi. Nemmeno papi più riformisti come Giovanni XXIII o Giovanni Paolo II, le cui idee su aborto e eutanasia erano molto rigide, hanno messo in discussione la dottrina tradizionale.

L’aborto prima di Papa Francesco

Nel Diritto Canonico del 1398 l’aborto era da condannare sempre, a prescindere dalle motivazioni o dalle circostanze che portavano la donna a volersene servire. La pratica aveva inoltre due colpevoli: la donna che vi ricorreva e chi lo praticava. Questi due soggetti, oltre a macchiarsi di un peccato mortale, venivano scomunicati. Oggi la scomunica può far quasi sorridere, ma bisogna immaginare questa condanna nelle epoche storiche passate per capirne la forza. Lo scomunicato veniva estromesso dalla vita pubblica, esiliato dalla città e spesso ripudiato dalla propria famiglia. Oltre al fatto che smetteva di far parte della comunità dei fedeli, di conseguenza la sua anima una volta morto il corpo non sarebbe mai andata in Paradiso. In più, se lo scomunicato era un regnante, questi perdeva il suo diritto di governo (diritto che era sempre dato da Dio) e dunque il popolo poteva sollevarsi e destituirlo impunemente. Non può sfuggire quindi come questa condanna non fosse solo religiosa, ma anche civile e politica.

Nel frattempo, queste erano le donne che hanno manifestato a Roma per i propri diritti

Dopo Papa Francesco

Con Papa Francesco, pur non rompendo con la tradizione precedente, alcune posizioni sono state ammorbidite mentre altre sono rimaste invariate. Una posizione che è rimasta più fedele alla tradizione è quella contro i contraccettivi, dove la Chiesa ribadisce che anche i contraccettivi d’emergenza come la pillola del giorno dopo siano condannati.

Il cambiamento più importante è stato il non giudicare come aborto l’interruzione volontaria di gravidanza nel caso in cui portare a termine la gravidanza metta in pericolo la vita della madre. Il ragionamento alla base di questa decisione è che la vita della donna, in quanto dono di Dio, debba essere tutelata prima di quella del nascituro.

L’aborto è ancora considerato tale anche nel caso di stupro. La visione della Chiesa è ovviamente di condanna allo stupro, ma abortire vorrebbe dire rispondere alla violenza con un’altra violenza, ovvero l’omicidio del feto. Ciò che è cambiato dopo Papa Francesco è l’approccio alla vittima di stupro: la Chiesa infatti è ora a tenuta a fornire supporto alla donna che voglia essere accompagnata da figure religiose.

L’atteggiamento verso chi abortisce

Infine, ciò che è veramente cambiato è l’atteggiamento della Chiesa nei confronti di chi l’aborto l’ha praticato. Prima infatti chi si fosse pentita di aver abortito, per ricevere il perdono ufficiale doveva recarsi dal proprio vescovo. Solo loro potevano assolvere il peccato a fronte di un reale pentimento. Se a una prima apparenza questo poteva sembrare un’apertura non comune per la mentalità del XIV secolo, soprattutto se si pensa che si sta parlando di donne; la realtà era ben diversa.

Possiamo immaginare la difficoltà che poteva incontrare una donna che volesse chiedere il perdono a un vescovo nei secoli passati, a maggior ragione se proveniva dagli strati più umili della popolazione. Oltretutto, i vescovi hanno avuto l’obbligo di dimora nella diocesi solo con il concilio di Trento, nella seconda metà del XVI secolo. Inoltre un vescovo, che non aveva verosimilmente mai visto quella donna in vita sua, come poteva sapere che il pentimento fosse reale, posto che non avesse pregiudizi per il fatto di trovarsi dinnanzi a una donna.

Papa Francesco ha modificato questo aspetto, concedendo a tutti i sacerdoti la facoltà di perdonare questo peccato. Certo, è richiesto comunque un sincero pentimento. Aspettarci che la Chiesa autorizzi l’aborto solo perché siamo nel 2018 non è pensabile, né è corretto peraltro. Tuttavia, siccome un prete è più a contatto con la donna che viene da lui pentita, sarà più semplice per la donna sentirsi perdonata.

Le posizioni della Chiesa restano lontane dalla liberalizzazione dell’aborto, ma anche da ciò che dice la legge 194. Tuttavia, non sono nemmeno così bigotte come molti italiani pensano. La cosa importante è che non c’è più una colpevolizzazione pubblica di chi abortisce come in passato. Certo, esistono ancora preti (e parte di popolo) che sono molto estremisti, ma non vanno confusi con il resto della Chiesa perché proprio Papa Francesco se ne è scostato.

Spesso e volentieri, le posizioni più estreme sono di chi usa l’istituzione Chiesa per dare spessore alle proprie idee, ma che di cristiano non hanno niente.

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